• Dal
    1962
  • Produzione
    450.000
  • Coltivati
    72

Fabrizio e Laura Bianchi oggi sono il cuore pulsante di Castello di Monsanto. Sono il futuro che custodisce le grandi intuizioni di 60 anni fa. Un percorso fatto di ispirazioni e scelte non sempre facili, ma di strade meno battute e quindi, seppur incerte, più sorprendenti. La Toscana del vino non era ancora pronta ad una rivoluzione. L’audacia, la determinazione e la lungimiranza sono state la chiave per portare avanti idee che potevano allora sembrare inspiegabili, ma che poi hanno fatto gran parte della storia del Chianti Classico. Oggi Laura, figlia di Fabrizio, porta avanti con orgoglio e tenacia ciò che il padre, grazie al nonno Aldo, ha iniziato trasformandolo in una solida tradizione. Perché il futuro passa proprio da qui: da ciò che è stato costruito ieri per un domani migliore. Monsanto si trova nella parte centro – occidentale di una delle zone più belle d’Italia, il Chianti Classico. Qui, nel più grande territorio d’elezione del Sangiovese racchiuso tra Firenze e Siena, le colture convivono armoniosamente con la natura circostante, contribuendo al raggiungimento di una qualità davvero unica. Più precisamente Castello di Monsanto rientra nella sottozona di San Donato in Poggio, dove si trovano vini di integrità e di nerbo impavidi allo scorrere del tempo, caratterizzati da un taglio verticale e da una spina dorsale di fresca acidità. Abbracciato dalle colline circostanti e accarezzato dai venti che soffiano dal mare, il Castello di Monsanto con il suo fascino e la sua maestosità, si incastona perfettamente nel paesaggio unico di un territorio iconico e vocato alla produzione di grandi vini. Le sue mura spesse, simbolo di solidità, risalgono al 1740 e oggi custodiscono una tradizione altrettanto profonda. Un luogo suggestivo dal fascino eterno che, con il linguaggio universale dell’eleganza, racconta la storia di uomini e donne che con amore e perseveranza hanno iniziato e proseguito una vera e propria rivoluzione chiamata innovazione. Attorno la Vinsantaia e l’Anfiteatro, testimoni dell’inestimabile patrimonio di Monsanto.

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